Recenti sentenze dei tribunali cinesi hanno stabilito che la sostituzione del personale con l'intelligenza artificiale non costituisce una ragione legittima per il licenziamento, imponendo così un delicato equilibrio tra progresso tecnologico e tutela dei diritti dei lavoratori. Il principio giuridico che emerge da tali casi invia un segnale chiaro sia alle imprese nazionali che a quelle straniere: l'automazione non può diventare una scorciatoia per eludere la legislazione sul lavoro. Il 30 aprile 2026, il Tribunale Intermedio del Popolo di Hangzhou ha pubblicato una sentenza relativa a un caso in cui un'azienda di tecnologia AI è stata ritenuta colpevole di aver licenziato illegalmente un lavoratore la cui posizione era stata sostituita da modelli linguistici complessi (LLM) basati sull'intelligenza artificiale. Nello specifico, al dipendente, che percepiva uno stipendio mensile di 25.000 yuan, era stata offerta una posizione inferiore con una riduzione salariale del 40% dopo l'implementazione del modello AI e, a seguito del rifiuto della proposta di adeguamento, il dipendente è stato licenziato. Il tribunale ha stabilito che la sostituzione con l'IA non costituisce un "cambiamento sostanziale delle circostanze oggettive" ai sensi della Legge cinese sui contratti di lavoro, uno standard giuridico generalmente applicato a eventi come trasferimenti o fusioni aziendali. Il licenziamento è stato quindi ritenuto illegittimo, sottolineando che l'adozione della tecnologia AI da parte dell'azienda era in realtà una scelta volontaria per rimanere competitiva, trasferendo di fatto i rischi dell'innovazione tecnologica direttamente sui dipendenti. Il tribunale ha inoltre ordinato all'azienda di pagare oltre 260.000 CNY a titolo di risarcimento, ribadendo che la tutela dei lavoratori non può essere sacrificata in nome dell'efficienza.
Secondo il Ministero dell'Industria e dell'Informatica cinese, il settore chiave dell'intelligenza artificiale (IA) nel paese ha superato i 1.200 miliardi di CNY nel 2025, con oltre 6.200 imprese del settore. Inoltre, una direttiva del Consiglio di Stato mira a far sì che la penetrazione dell'IA nei settori chiave superi il 70% entro il 2027 e raggiunga il 90% entro il 2030. Tali cifre dimostrano sia la portata che la velocità dell'automazione in Cina, rendendo le sentenze legali ancora più rilevanti per milioni di lavoratori.
Anche precedenti giurisprudenziali hanno rafforzato questo principio: ad esempio, nel dicembre 2025, l'Ufficio municipale per le risorse umane e la sicurezza sociale di Pechino ha pubblicato un caso relativo alla sostituzione di un addetto alla raccolta dati cartografici con un'IA, con il collegio arbitrale che ha infine stabilito che la sostituzione con un'IA non giustifica il licenziamento. Gli esperti sostengono inoltre che le aziende adottano le nuove tecnologie su base volontaria, con l'obiettivo di rimanere competitive, ma non possono e non devono scaricare i rischi prevedibili dell'evoluzione tecnologica esclusivamente sui dipendenti. Prima di ricorrere al licenziamento, i datori di lavoro devono dare priorità alla formazione professionale, unitamente alle opzioni di riassegnazione interna. Ciò è particolarmente rilevante in quanto le controversie di lavoro sono in aumento negli ultimi tempi. Solo nel 2025, i tribunali di Hangzhou hanno gestito 12.350 controversie di lavoro (con un incremento del 61,7% rispetto all'anno precedente), e i conflitti legati all'intelligenza artificiale sono diventati sempre più frequenti.
Le sentenze dei tribunali, tuttavia, non respingono l'automazione; al contrario, esortano le aziende ad attuare una ristrutturazione responsabile, spingendole a trovare soluzioni che bilancino produttività e tutela dei lavoratori. Per le imprese straniere che operano in Cina, il rispetto della normativa sul lavoro è di fondamentale importanza e l'intelligenza artificiale dovrebbe supportare la forza lavoro, non destabilizzarla. In definitiva, si consiglia alle aziende di rivedere le proprie strategie in materia di risorse umane, assicurandosi che la responsabilità sociale d'impresa rimanga una priorità, soprattutto in un contesto in cui l'aggiornamento tecnologico sta diventando sempre più cruciale. Ricorrere a consulenti fiscali e finanziari professionisti può inoltre aiutare le multinazionali a orientarsi nel complesso rapporto tra conformità al diritto del lavoro e trasformazione digitale.
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